piangosogni
Oggi ero seduta sulla panchina della stazione, in attesa del treno. Sfogliavo all’infinito la dash di tumblr, e quando annunciarono all’altoparlante che il treno per Milano delle 18:09 aveva saltato la corsa, e avrei dovuto aspettare quello successivo, subito controllai la batteria del telefono, temendo che mi si scaricasse prima, e che quindi non avrei avuto niente per passare il tempo. La batteria al 7% fece presto ad abbandonarmi, così rimasi a fissare un punto indefinito nello spazio, il punto di connessione tra due binari di verso opposto. Dopo un pò, si sedette accanto a me una ragazza. Passarono pochi minuti in silenzio, poi lei mi chiese “cosa guardi?”
Io infastidita dalla sua domanda, che mi sembrava un “intromettersi nei miei pensieri” non le risposi subito. Poi le dissi che fissavo i binari, e pensavo che un semplice spostamento di un piccolo cardine poteva causare il totale cambiamento di destinazione di un treno. Lei annuì, e disse che anche lei spesso si trovava a riflettere nella stazione. Poi mi chiese ” non ti piace parlare di te, vero?” In quel momento mi girai verso di lei, temendo che fosse una persona che conoscevo, in realtà no. Era una semplice ragazza sconosciuta che sembrava conoscermi più di persone che mi stanno accanto tutto il giorno. Vedendo di aver catturato la mia attenzione, lei continuò “aspetti un ragazzo? Perché sei qui?” Io le dissi che non aspettavo nessuno, e senplicemente stavo tornando a casa. Così feci la stessa domanda a lei.
Lei mi rispose dicendo che c’era una persona per la quale lei era lì:
“Era un ragazzo, uno di quelli belli da togliere il fiato. Quando lei lo conobbe, rimase impressionata dal suo sorriso.”
“Era un bel sorriso?”
“No, non era uno di quei sorrisi da togliere il fiato. Ma giuro, che tu non puoi immaginare quanta allegria metteva. Lo guardavo, e pensavo che tutti i sorrisi dovessero trasmettere quelle emozioni. E poi invece scoprii che era solo il sorriso di quel ragazzo che aveva quella forte intensità, mai vista prima.”
“Come ti avvicinasti a lui?”
” Non feci niente. Non ne avrei avuto il coraggio. Non riuscivo a stargli vicino perché mi tremavano le gambe se gli passavo accanto, infatti mi ritrovavo sempre a osservarlo da lontano. Successe che un giorno, mentre era con i suoi amici, lui si accorse di quegli occhi che lo fissavano da lontano, e fece finta di niente. Quando i suoi amici se ne andarono, si avvicinò a me. Parlammo ore, lui mi parlo di sé, dei suoi amici, dei suoi genitori.
“E tu?”
“Non c’erano mai stati occhi di cui sentivo di potermi fidare di più, così gli parlai di me. E non gli dissi cose così, gli raccontai ciò che sentivo dentro, come vedevo la vita. Così lui mi disse che avrei dovuto dire più spesso ciò che pensavo ad alta voce, perché erano cose uniche. Ci cominciammo a vedere ogni giorno nello stesso posto.
Ci fu una volta in cui mi sembrò che avesse gli occhi lucidi, ma non gli dissi niente per paura che fosse solo una mia impressione. Gli parlai di me, e lui mi parlò di quanto pensasse di fare schifo, di quanto si sentisse una nullità. Diceva che non riusciva ad avere gli stessi interessi dei suoi amici, che gli sembravano così superficiali e inutili. Il giorno seguente, sembrava avere un livido sul polso sinistro, ma non glielo dissi, pensai fosse solo un ombra. Il giorno dopo ancora, si mise a piangere, mi chiese se lui facesse davvero schifo e io gli dissi di no.
Io credevo fosse bellissimo, ma non glielo dissi per timidezza. Lo abbracciai, cosi lui pianse sulla mia spalla. Lo strinsi più forte.
Un altro giorno, mi accorsi che portava la sua solita felpa larga colore arancio troppo frequentemente, nonostante la primavera fosse vicina e insieme a lei le calde temperature. Il Giorno dopo ancora, lui mi disse che il giorno seguente non ci saremmo visti. Rimasi stupita per un po, e stetti male tutta la serata.”
“E poi?”
“E poi successe che era il primo giorno di primavera. Solitamente i fiori in città mi mettevano allegria, quell’aria che non era più fredda ma sembrava accarezzarti la pelle mi aveva sempre messo serenità. Ma quella volta i fiori non mi facevano stare bene, l’aria calda sembrava soffocarmi. Quando arrivai a scuola, notai che i ragazzi erano più tristi, non avevano quella solita allegria tipica dei giovani. Le ragazze parlottavano tra loro, ma stranamente avevano le voci basse, rauche. Presi la mia amica da parte e le chiesi cosa fosse successo. Mi disse che era morto un ragazzo, si era suicidato. Ma non era riuscita a capire bene il suo nome. “
“E tu cosa facesti? “
“Quel giorno saltai scuola. Passai tutta la giornata vicino all’albero in cui ci incontravamo di solito, seduta sulle radici.
“E lui?”
“E lui? Di lui ho sempre parlato al l’imperfetto, se hai notato. Lui? Il mio angelo è volato via il primo giorno di primavera, e io non avevo trovato il coraggio di dirglielo, mai. Ma ora glielo dico, era bellissimo. Eri bellissimo, piccolo mio.”
E la ragazza fissò il cielo, e quando arrivò il treno per la zona centrale della città, dove stava quel parco dal grande albero, lei lo prese, il treno partì e lei sorrise, felice della destinazione, anche se sapeva che non ci sarebbe stato nessuno ad aspettarla, questa volta. E mi ripeté ancora una volta mentre andava via, che era bellissimo lui, e scemo quant’era non se n’era accorto. Forse però, se ogni giorno lei andava allo stesso posto in cui si vedevano, e glielo urlava verso il cielo, forse prima o poi lui ci avrebbe creduto.

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

Piango

(via hugmepleasesaveme)

è bellissima

(via aspettandolacarrozza)

Esiste cosa più bella?

(via lalunamangiailbuio)

Mi ha messo i brividi..

(via hogliocchipienideltuosorriso)

Da brividi.

(via resta-qui-non-lasciarmi)

mi sentite piangere?

( via odoredipoesia)

sarà perché in questi giorni piango per tutto, ma sono in lacrime.

(via yourfaceisallthatisee)

Le lacrime.

(via me-stessa-felice)

Stupendo.

(via come-antidoto-alla-tristezza)

Piango ogni volta che lo leggo porca miseria.

(via i-need-hug-now)

Avrò rebloggato questo racconto una decina di volte in due giorni. È la perfezione

(via oltre-i-limiti)

Sto piangendo

(via miriaamk98)

Giuro, lo rebloggeró all’infinito. ..♥

(via persanelluraganodeituoiocchi)

Brividi.

(via sorrisi-finti)

:’(

(via tiamoenonlovuoicapireimissyou)

Rebloggo all’infinito…brividi.

(via sono-un-peso-per-me-stessa)

Brividi e lacrime.

(via she-drowns-in-a-sea-of-memories)

Via via che scorrevo giù mi veniva sempre più da piangere e alla fine sono scoppiata in lacrime.

(via laragazzabagnatadallapioggia)

Brividi. Già. Lo rebloggo, sempre.

(via atelofobia-nonsonoabbastanza)

L’avrò già rebloggata un paio di volte, lo so. Ma il reblog a vita è la mia parola e io non mento.

(via persanelluraganodeituoiocchi)

bello da far venire i brividi

(via laragazza-anonima)

Reblog tutte le volte che compare nella mia dash. È la meraviglia!!

(via punto-di-fuga)

È stupendo, piango.

(via tuseilamialuce)

È bellissima …♡

(via laragazzadagliocchiazzurocielo)

Rebloggo per sempre

(via rentedheart)

Che era bellissimo..e non se n’era accorto

(via occhiverdescuro)
im-not-a-monster-i-am-a-cybergod

ivebeenfandomized:

shippingtronnor:

isafeye:

Everyone who suffers from social anxiety needs a friend who will

  1. help them order food when it’s too scary
  2. walk with them through crowded places
  3. help them laugh it off when they make a mistake
  4. not get tired of answering “no, you’re…
im-not-a-monster-i-am-a-cybergod

Just an experiment. Reblog if you actually give a fuck about male victims of domestic violence and rape.

loganmcowen:

xaldien:

loganmcowen:

Of fucking course

What sick bastard doesn’t

"You’d be surprised", said Xaldien, who just lost four followers and received a lovely "men can’t be raped" anon shortly after reblogging this the first time.

Yowch, disgusting.

unicornichecacanopastelli
Lei diceva che amava scrivere.
Era dalla mattina alla sera seduta davanti a una vecchia scrivania, ma senza una penna stilografica in mano e con avanti a sé un foglio perennemente bianco.
Si diceva che amasse scrivere, ma nessuno
Aveva mai visto un suo scritto.
Amava starsene con i suoi pensieri davanti al legno e alla carta.
Lei diceva di scrivere, per davvero.
Era in silenzio, e scriveva.
Era immobile, ma scriveva.
La mano china accanto al foglio.
Quel foglio che rimaneva sempre bianco
E tutti le chiedevano dove fossero le parole scritte ma in realtà -non si scrive solo di parole.-
Diceva Lei.
La penna era posata accanto al foglio
E Il foglio non era impregnato di scritte, ma di sentimenti.
E il suo strumento non era la penna.
Nessuno lo vedeva, ma lei scriveva con il cuore. E le parole le componeva nella sua mente.
Dentro scoppiava.
quella ragazza.
Ma componeva quelle parole nella mente, come una dolce scrittura, la sua penna era il cuore.
Le scritte non esistevano.
E le frasi
erano i pensieri.
E questa, senza che nessuno per davvero la capisse, era una delle sue forme di scrittura preferite.
Illusi, tutti scrivono. Non ci vogliono per forza una penna e un foglio per scrivere.
Esistono i pensieri.
esistono i pensieri. (via unicornichecacanopastelli)